28/11/2009 - Sangue cordonale per l’encefalopatia ipossi-ischemica

http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00593242?term=autologous+cord+blood&rank=1

L’obiettivo di questo studio è di valutare la sicurezza e la fattibilità dell’infusione di cellule del sangue cordonale autologo in nuovi nati affetti da encefalopatia ipossi-ischemica. Per questo studio i bambini che mostrano segni di moderata o severa encefalopatia le cui madri hanno conservato le cellule del sangue cordonale, possono ricevere il loro sangue cordonale se contenete un numero adeguato di cellule, nei primi 14 giorni dopo la nascita.

28/11/2009 -Infusione di sangue cordonale con aggiunta di vitamina D e acidi grassi omega 3 per conservare le cellule beta in bambini con recente comparsa di diabete di tipo 1

http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00873925?term=autologous+cord+blood&rank=3

In questo studio di fase 2 i ricercatori stanno cercando di valutare se l’infusione intravenosa di cellule di sangue cordonale autologo seguita da un anno di assunzione di vitamina D e acidi grassi omega 3 possa preservare la funzione delle cellule beta in bambini affetti da diabete di tipo 1. Tutti i soggetti continueranno ad assumere insulina quanto necessario per mantenere al meglio il controllo sul glucosio.

 

28/11/2009 - Infusione di sangue cordonale per il diabete mellito di tipo 1

http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00989547?term=autologous+cord+blood&rank=4

Il diabete di tipo 1 è associato a morbilità e a morte prematura.
I pazienti richiedono iniezioni multiple al giorno durante la loro vita e il monitoraggio della loro dieta per prevenire complicazioni associate ai livelli di zucchero nel sangue. Sfortunatamente non esistono cure permanenti per il diabete. Il trapianto dell’intero pancreas o delle cellule delle isole è disponibile solo per un numero limitato di pazienti e necessita di una terapia immunosoppressiva durante il corso di tutta la vita. Il trapianto di staminali autologhe è stato utilizzato con successo per ALL AML e per il trattamento di una varietà di cancro inclusi il cancro al seno e il neuroblastoma e più recentemente per le malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, malattie tipo lupus e disordini reumatici. Recentemente è stato mostrato che le staminali derivate dal midollo trapiantate in topi diabetici riducono l’iperglicemia nei 7 giorni dopo il trapianto fino al loro sacrificio a 35 giorni dopo il trapianto. L’obiettivo dei ricercatori è di trasfondere il sangue cordonale autologo in 23 bambini affetti da diabete di tipo 1 per rigenerare le cellule beta delle isole che producono insulina e migliorare il controllo del glucosio nel sangue. Come secondo obiettivo i ricercatori vorrebbero tracciare la migrazione delle cellule infuse e studiare i cambiamenti potenziali del metabolismo e delle funzioni immunitarie legate alla rigenerazione delle isole.

 

28/11/2009 - Trapianto autologo e allogenico per il linfoma recidivo

http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00802113?term=autologous+cord+blood&rank=7

La combinazione della terapia mieloablativa e il trapianto autologo di staminali seguita da trapianto allogenico di staminali e immunoterapia cellulare, verrà tollerata in pazienti con linfoma Hodgkinn’s e non-Hodgkin’s refrattario o ricorrente.

28/11/2009 -Terapia di trasferimento genico per immunodeficienza combinata severa nel caso di deficienza di adenosin deaminasi

http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00018018?term=autologous+cord+blood&rank=2

Questo studio valuterà una nuova terapia di trasferimento genico a pazienti con immunodeficienza combinata severa a causa di un difetto del gene adenosin deaminasi. Questo gene codifica per l’enzima adenosin deaminasi che è essenziale per la corretta crescita e funzione dei  linfoiciti B e T che combattono le infezioni. I pazienti che non possiedono questo enzima sono vulnerabili a frequenti e severe infezioni.

Alcuni pazienti con questa patologia ricevono una terapia di rimpiazzo dell’enzima con iniezioni giornaliere del medicinale PEG-ADA. Questo medicinale aumenta il numero delle cellule immunitarie e riduce le infezioni ma non costituisce una cura. La terapia di trasferimento genico in cui un normale gene ADA è inserito nelle cellule del paziente tenta di correggere la causa della patologia. Questa terapia è stata provata su di un limitato numero di pazienti con vari gradi di successo. In questo studio il gene verrà inserito nelle staminali del paziente prelevate dal sangue cordonale o dal midollo osseo.

28/11/2009 - Terapia di induzione della remissione e strategia di orientamento dei rischi post-remissione per la leucemia acuta mielogenica

http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00495287?term=autologous+cord+blood&rank=9

Questo studio ha lo scopo di valutare:
1)Una terapia di induzione della remissione ad alte dosi e a dosi standard.
2)Una terapia di orientamento dei rischi post-remissione: i pazienti HR verranno sottoposti a trapianto allogenico di staminali. Un sufficiente numero di staminali viene collezionato preventivamente; i pazienti SR e HR esclusi dal trapianto allogenico e di 65 anni o meno sono divisi in: trapianto autologo mieloablativo di staminali,  non-mieloablativo, multi ciclico, trapianto autologo di staminali del sangue supportato da una terapia ad alte dosi di citara bina.

28/11/2009 - Trapianto di sangue cordonale come trattamento in pazienti adulti di disordini ematologici

http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00897260?term=cord+blood&rank=1

L’obiettivo è di determinare il tempo e la rata di attecchimento dopo un trapianto di sangue cordonale allogenico in adulti con una o due unità di sangue cordonale utilizzando irradiazione totale e fludarabina per influenzare il regime del trapianto e  ciclosporina/MMF come profilassi per il problema di graft-versus-host.

28/11/2009 -Studio sul casuale doppio trapianto di sangue cordonale

http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00067002?term=cord+blood&rank=2

L’obiettivo dello studio di fase II è di valutare il trapianto di due unità di sangue cordonale non manipolato e di quello di un campione espanso e uno non manipolato in pazienti con patologie maligne ematologiche in seguito a una terapia mieloablativa ad alte dosi o terapia non-mieloablativa; inoltre si vuole valutare la rata e la durata della ricostruzione ematopoietica.
Il secondo obiettivo è di valutare la rata e la severità del graft versus host desease, di valutare le rate di complicazioni date da infezioni e di valutare la sopravvivenza.

28/11/2009 - Collezione e conservazione di staminali cordonali per il trattamento della patologia a cellule falciformi

http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00012545?term=cord+blood+AND+cell+therapy&rank=3

Lo scopo del lavoro è di procurare sangue cordonale dai nuovi nati a rischio di patologia a cellule falciformi per sviluppare un metodo per processare e criopreservare il sangue cordonale per utilizzarlo in futuro per trapianti o terapia genica. Verranno a questo scopo conservate unità di sangue cordonale in numero indefinito finchè non verranno congelate 30 unità di sangue cordonale da bambini a rischio di patologia a cellule falciformi. Le unità verranno conservate per una futura terapia genica. Questi campioni verranno inoltre conservati per un eventuale futuro utilzzo clinico o per ricerca.

19/11/2009 - Si e' concluso dopo tre anni il Progetto 'Thecord', finanziato dalla Comunita' Europea per studiare il modo in cui le cellule staminali del cordone ombelicale si differenziano e sviluppano la capacita' di riparare i tessuti.

Il progetto e' stato coordinato da Lorenza Lazzari, direttore della Cell Factory del Policlinico Ospedale Maggiore di Milano. I ricercatori sono entusiasti dei risultati ottenuti, tanto da definirli 'un nuovo passo in avanti che avvicina la ricerca di base alle applicazioni terapeutiche'. Con 'Thecord', in particolare, si e' voluta sperimentare una nuova popolazione di cellule staminali del cordone chiamate 'mesenchimali': queste ultime sono in grado di rigenerare tessuti anche molto estesi, e per questo gli scienziati sono andati a verificare la loro capacita' di riparare i danni, in particolare nella fase acuta, prima che il danno all'organo sia irreparabile e conduca quindi ad una malattia cronica o a un trapianto. 'I risultati sono interessanti e promettenti - spiega Lazzari - le staminali si sono dimostrate efficaci in diversi modelli animali di danno renale acuto, di trauma cerebrale e di cardiopatia ischemica'. La realizzazione delle future applicazioni cliniche e' pero' ancora nelle fasi iniziali: 'Il progetto aveva lo scopo di arrivare fino alla fase pre-clinica - conclude Lazzari - per arrivare a 'produrre' cellule in vista di terapie. Con 'Thercord' e con i finanziamenti della Comunita' Europea i ricercatori ci sono riusciti'.

22/06/2009 - Il trapianto può evitare l’insulina nei  pazienti affetti da diabete di tipo I

Il Dr. Richard Burt della Northwestern University's Feinberg School of Medicine di Chicago ha condotto uno studio su pazienti di età compresa tra I 13 e I 31 anni affetti da diabete mellito di tipo I. Tali pazienti che normalmente richiedono trattamento giornaliero con insulina sono stati sottoposti a trapianto di staminali ematopoietiche. 20 pazienti su 23 dopo tale trattamento sono risultati liberi dall’assunzione di insulina. Ora verranno messi a punto ulteriori trias clinici per confermare il risultato di tale studio.

 

22/06/2009 - Un bambino con paralisi cerebrale spastica migliora grazie al sangue del suo cordone ombelicale

Per la prima volta in Germania un bimbo di 2 anni affetto da paralisi spastica in seguito a danno cardiaco è stato trattato con trapianto di staminali del proprio cordone ombelicale.
Il trattamento è stato messo a punto dal prof. Arne Jensen che afferma che in seguito all’operazione il bambino si può sedere, sorridere e non soffre di spasmi alle braccia e alle gambe. Bisogna ora valutare la validità dell’effetto a lungo termine.

 

22/06/2009 - Valvole cardiache a partire dal sangue del cordone ombelicale

Il Dr. Ralf Sodian ha presentato il suo studio alla conferenza annuale dell’American Heart Association a New Orleans. Sono state utilizzate cellule staminali del cordone ombelicale per la creazione di valvole cardiache funzionanti. Infatti le staminali sono state introdotte in valvole cardiache fatte di materiale biodegradabile e la loro proliferazione e maturazione è stata aiutata da un bioreattore. Dopo tale processo le valvole si sono verificate funzionanti. E’ stata così messa a punto l’idea di una valvola cardiaca ideale ch possa durare tutta la vita. Il Dr. Sodian afferma che tra 5 e 7 anni sarà possibile l’utilizzo di tali valvole ull’uomo.

 

Reprod Sci. 2009 Feb;16(2):126-39

Stem cells and female reproduction.

Du H, Taylor HS.


Department of Obstetrics, Gynecology and Reproductive Sciences, Yale University, New Haven, Connecticut 06520, USA.
Several recent findings in stem cell biology have resulted in new opportunities for the treatment of reproductive disease. Endometrial regeneration can be driven by bone marrow derived stem cells. This finding has potential implications for the treatment of uterine disorders. It also supports a new theory for the etiology of endometriosis. The ovaries have been shown to contain stem cells that form oocytes in adults and can be cultured in vitro to develop mature oocytes. Stem cells from the fetus have been demonstrated to lead to microchimerism in the mother and implicated in several maternal diseases. Additionally the placenta may be another source of hematopoietic stem cell. Finally endometrial derived stem cells have been demonstrated to differentiate into non-reproductive tissues. While we are just beginning to understand stem cells and many key questions remain, the potential advantages of stem cells in reproductive biology and medicine are apparent

E’ stato dimostrato che nelle ovaie possono essere trovate cellule staminali. Inoltre anche la placenta è ricca di staminali ematopoietiche così come l’endometrio che possiede staminali che possono dar vita a tessuti non riproduttivi.    

 

Stem Cells Dev. 2008 Dec;17(6):1095-107.

Comparison of human placenta- and bone marrow-derived multipotent mesenchymal stem cells.

Barlow S, Brooke G, Chatterjee K, Price G, Pelekanos R, Rossetti T, Doody M, Venter D, Pain S, Gilshenan K, Atkinson K.
Adult Stem Cell Laboratory, Biotherapy Program, Mater Medical Research Institute, Brisbane, Queensland, Australia.


Bone marrow is the traditional source of human multipotent mesenchymal stem cells (MSCs), but placenta appears to be an alternative and more readily available source. This study comprehensively compared human placenta-derived MSC (hpMSC) and human bone marrow-derived MSC (hbmMSC) in terms of cell characteristics, optimal growth conditions and in vivo safety specifically to determine if hpMSC could represent a source of human MSC for clinical trial. MSC were isolated from human placenta (hpMSC) and human bone marrow (hbmMSC) and expanded ex vivo using good manufacturing practice-compliant reagents. hpMSC and hbmMSC showed similar proliferation characteristics in different basal culture media types, fetal calf serum (FCS) concentrations, FCS heat-inactivation experiments, flask types and media replacement responsiveness. However, hpMSC and hbmMSC differed with respect to their proliferation capabilities at different seeding densities, with hbmMSC proliferating more slowly than hpMSC in every experiment. hpMSC had greater long-term growth ability than hbmMSC. MSC from both sources exhibited similar light microscopy morphology, size, cell surface phenotype, and mesodermal differentiation ability with the exception that hpMSC consistently appeared less able to differentiate to the adipogenic lineage. A comparison of both hbmMSC and hpMSC from early and medium passage cultures using single-nucleotide polymorphism (SNP) GeneChip analysis confirmed GTG-banding data that no copy number changes had been acquired during sequential passaging. In three of three informative cases (in which the gender of the delivered baby was male), hpMSC were of maternal origin. Neither hpMSC nor hbmMSC caused any acute toxicity in normal mice when injected intravenously at the same, or higher, doses than those currently used in clinical trials of hbmMSC. This study suggests that human placenta is an acceptable alternative source for human MSC and their use is currently being evaluated in clinical trials


Le mesenchimali del midollo e della placenta sono praticamente identiche nelle caratteristiche e nei marker ma differenziano solo nella densità del terreno per la crescita.

 

Cancer Res. 2008 Dec 1;68(23):9614-23

Terapia genica nell'utilizzo di cellule staminali mesenchimali derivate da sangue cordonale per la cura  del glioma

  Kim SM, Lim JY, Park SI, Jeong CH, Oh JH, Jeong M, Oh W, Park SH, Sung YC, Jeun SS.

Le cellule mesenchimali derivate dal sangue cordonale sono un ottimo oggetto della terapia cellulare. In questo studio vengono presentate le proprietà antitumorali delle cellule mesenchimali derivate dal cordone come veicolo genetico per la cura del glioma. L’iniezione di cellule mesenchimali geneticamente modificate nella massa tumorale di topo dimostra inibizione della crescita del tumore e prolunga la sopravvivenza dei topi.

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8/12/2008 USA. Entro cinque anni test sull'uomo per cura Aids a base di staminali.

Potrebbero iniziare fra 5 anni i test sull'uomo di una cura contro l'Aids a base di trapianto di cellule staminali Ogm, cioe' modificate geneticamente. Lo ha annunciato Gerhard Bauer, ricercatore Usa esperto di cellule 'madre' nel corso del 50esimo congresso dell'American Society of Hematology (Ash) in corso a San Francisco. Bauer lavora da 10 anni alla ricerca di una terapia contro la sindrome da immunodeficienza acquisita, che si fonda sulla capacita' di staminali opportunamente modificate di resistere al virus Hiv e riparare il sistema immunitario fortemente compromesso. 'Per questa ragione l'apparente successo ottenuto dai medici tedeschi su un paziente americano che vive a Berlino, malato di Aids e di leucemia, non fa che rafforzare i miei convincimenti di essere sulla buona strada'.

Lo scorso mese i camici bianchi tedeschi hanno infatti annunciato che il loro assistito, sottoposto a un trapianto di staminali del midollo osseo prelevate da un donatore con una naturale immunita' al virus Hiv, dopo l'intervento ha vissuto 20 mesi senza alcuna traccia del virus dell'Aids. 'Il risultato non mi sorprende'. Tanto che lo scienziato, prossimo direttore dell'Uc Davis Institute for Regenerative Cures di Sacramento, al congresso dell'Ash ha presentato i suoi risultati preliminari ottenuti sui topi, annunciando poi che 'i primi test sull'uomo potrebbero iniziare entro 5 anni'.

Il modello animale messo a punto da Bauer gli ha consentito di sperimentare una nuova terapia genica. "Il caso tedesco non e' altro che terapia genica. Noi stiamo lavorando a qualcosa di simile. Vogliamo modificare geneticamente le staminali del paziente in modo da replicare, o imitare, l'immunita' naturale dal virus dell'Aids. In questo senso quanto avvenuto in Germania ci suggerisce che l'ingegneria genetica delle staminali potrebbe rivelarsi la strada giusta per curare la malattia'. 

Gli scienziati coordinati da Bauer hanno prelevato alcune cellule della pelle umana e le hanno fatte tornare indietro nel tempo, per conferire loro le caratteristiche quanto piu' possibilmente simili alle staminali. Le cellule cosi' ottenute, chiamate staminali pluripotenti indotte (le Ips), sono diventate capaci di differenziarsi in numerosi altri tipi di cellule, tra cui le staminali ematopoietiche. Queste ultime sono proprio le cellule che si trovano nel midollo osseo e che hanno il compito di dare vita al sistema immunitario.

"Se diventiamo capaci di rimpiazzare le normali cellule del sistema di autodifesa del nostro organismo con cellule immunitarie resistenti al virus Hiv, allora possiamo curare l'Aids" sostiene Bauer. Il progetto di ricerca sviluppato dallo scienziato Usa ha consentito di sviluppare diversi geni anti-Hiv, che devono poi essere inseriti nelle Ips attraverso terapia genica e vettori virali.

"L'obiettivo finale e' quello di usare, in un prossimo futuro, le cellule della pelle del malato per ottenere Ips ingegnerizzate che scongiurano anche i problemi di rigetto, che si devono affrontare con un trapianto di cellule da donatore"

 

Cytotherapy. 2008;10(1):54-68.

Caratterizzazione delle cellule mesenchimali stromali derivate dal cordone

Manca MF, Zwart I, Beo J, Palasingham R, Jen LS, Navarrete R, Girdlestone J, Navarrete CV.

National Health Service Blood and Transplant, Histocompatibility and Immunogenetics Research Department, Colindale Centre, London, UK.

Le cellule mesenchimali sono di grande interesse per la loro potenziale capacità di riparare ossa e cartilagine; esse sono presenti nel sangue del cordone ombelicale e rivestono un notevole interesse dal punto di vista clinico. Le cellule staminali mesenchimali vengono isolate dal cordone ombelicale e messe in coltura: tali cellule sono simili a quelle del midollo ma non uguali (differenti markers di superficie). Solo 2 di 10 colture riescono ad essere espanse in modo soddisfacente. Infatti si nota che le cellule staminali mesenchimali del cordone esibiscono morfologia, capacità proliferativa  molto differenti tra loro e possono modificarsi in coltura.

 

Int J Hematol. 2008 Nov 8.

  Successo del trapianto di staminali cordonali per la cura della micosi fungoide

 Fukushima T, Horio K, Matsuo E, Imanishi D, Yamasaki R, Tsushima H, Imaizumi Y,         Ohshima K, Hata T, Yoshida S, Miyazaki Y, Tomonaga M

Ad una donna di 26 anni è stata diagnosticata la micosi fungoide . E’ stata trattata con chemioterapia e trapianto di midollo osseo che non è andato a buon fine. In seguito è stata sottoposta a trapianto di staminali cordonali che ha portato alla diminuzione della regione colpita da micosi fungoide.

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20/11/2008 Eccezionale trapianto di trachea grazie a staminali autologhe.

Già da tempo si sapeva che le cellule staminali adulte oltre a non creare problemi etici sono un valido aiuto per  tutta una serie di interventi riparatori dei tessuti umani danneggiati. Ieri è stata diffusa la notizia veramente strepitosa di un trapianto di trachea con il supporto di celluule staminali ricavate dal midollo osseo della paziente e quindi senza alcun problema di rigetto. Ecco l'articolo di Repubblica che ce ne informa:

UNA DONNA spagnola di 30 anni è stata sottoposta a un trapianto di trachea nel quale l'organo, per la prima volta al mondo, è stato innestato con cellule staminali della ricevente, per evitare l'impiego di debilitanti farmaci antirigetto.

L'intervento è stato condotto in giugno da una équipe internazionale alla Clinica ospedaliera di Barcellona. Quattro gruppi di ricercatori, guidati dall'italiano Paolo Macchiarini e provenienti da centri universitari di Italia, Spagna e Gran Bretagna, hanno collaborato al caso, spiegato in un articolo pubblicato da "Clinical transplantation of a tissue-engineered airway" sulla rivista The Lancet. La donna era affetta da tubercolosi, aveva un polmone collassato e non riusciva a respirare da sola.

Il nuovo organo, modificato grazie alla bioingegneria, le permette a quattro mesi dall'intervento di occuparsi dei figli, fare le scale e persino ballare, cose impensabili per lei prima. I medici hanno risolto il problema del rigetto utilizzado la trachea del donatore solo come "supporto meccanico": l'innesto di staminali ne ha fatto un organo nuovo, "costruito" su misura per lei. "Claudia non poteva giocare con i suoi bambini nè lavorare nè condurre una vita normale - ha detto il professor Macchiarini - ora può farlo: è il dono più bello che possiamo dare con il nostro lavoro".

In pratica, per la prima volta, si è assistito alla sostituzione di un tratto delle vie aeree con una trachea da donatore "ricolonizzata" con cellule staminali autologhe, ovvero tratte dal midollo osseo e dall'epitelio respiratorio della stessa paziente (in termini tecnici detto "costrutto ingegnerizzato in vitro"). In precedenza, la paziente aveva rigettato tutti i tentativi di innesto di protesi sintetiche. Da qui la decisione di ricorrere ad un intervento innovativo e reso possibile grazie al lavoro del gruppo di ricerca di Pier Paolo Parnigotto e di Mariateresa Conconi, del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell'Università di Padova, a cui si devono i preventivi studi sperimentali che hanno permesso di realizzare il "costrutto".

 

Med Sci Monit. 2008 Oct;14

Trapianto di staminali cordonali  per il riparo del miocardio colpito da infarto

Yu G, Borlongan CV, Stahl CE, Yu SJ, Bae E, Yang T, Zhou J, Li Y, Xiong W, Qin L, Zhou B.

La terapia cellulare sta evolvendo molto per il riparo del miocardio. Recenti studi hanno dimostrato un miglioramento della funzionalità cardiaca in seguito all'utilizzo di diverse tipologie di cellule staminali. Tuttavia il problema più grande in questo tipo di terapia è quello di trovare il donatore adatto. Per questo motivo il cordone risulta essere un ottima fonte di staminali: è una pratica e facilmente utilizzabile fonte di staminali e contiene un numero di staminali più alto rispetto al midollo. In questa review viene presentato il possibile meccanismo che porta le staminali a dare beneficio al miocardio colpito da infarto.

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Bone Marrow Transplant. 2008 Oct 27

Trapianto allogenico di staminali cordonali dopo trattamento mieloablativo in adulti affetti da ALL

 Ooi J, Takahashi S, Tomonari A, Tsukada N, Konuma T, Kato S, Kasahara S, Sato A, Monma F, Nagamura F, Iseki T, Tojo A, Alano S.

Viene qui riportato il caso di pazienti adulti affetti da ALL trattati con trapianto allogenico di staminali cordonali  a seguito di terapia mieloablativa. I risultati hanno suggerito che questa tecnica può essere utilizzata a scopo curativo in pazienti adulti affetti da ALL

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Pediatr Transplant. 2008 Sep 26

Trapianto allogenico di staminali cordonali n bambini con neutropenia  severa congenita

Yesilipek MA, Tezcan G, Germeshausen M, Kupesiz A, Uygun V, Hazar V.

La neutropenia severa congenita è una malattia ematologica caratterizzata da severa neutropenia e infezioni ricorrenti. Il trapianto allogenico di sangue cordonale pare essere l’unico metodo curativo per questa malattia. Qui viene riportato il caso di due bambini affetti da SCN trattati con successo con trapianto allogenico di staminali del cordone

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Expert Opin Biol Ther. 2008 Aug;

Cellule stromali mesenchimali derivate dalla placenta ed espanse per aumentare l’attecchimento delle cellule ematopoietiche derivate dal sangue cordonale.

 Prather WR, Toren A, Meiron M

Questa review mette in luce i vantaggi e gli svantaggi dell’utilizzo del sangue cordonale e le recenti scoperte per far fronte agli svantaggi. Ciò include l’utilizzo delle cellule stromali mesenchimali derivate dalla placenta e il potenziale di queste cellule nell’aumentare l’attecchimento delle cellule ematopoietiche

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Semin Fetal Neonatal Med. 2008 Aug

Cellule staminali perinatali e terapia genica per le emoglobinopatie

Surbek D, Schoeberlein A, Wagner A

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche derivate da midollo, sangue periferico e cordone ombelicale può curare diverse malattie come le emoglobinopatie. La terapia genica ovvero la correzione genetica delle cellule auologhe è una delle promesse per il trattamento del feto, prima della nascita.

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Curr Opin Hematol. 2008 Jul

Nuove intuizioni nel trapianto delle staminali cordonali

Tse W, Bunting KD, Laughlin MJ.

Lo scopo di questa review è di presentare i vantaggi clinici e biologici del trapianto delle staminali cordonali nell’adulto e nel bambino. Il sangue cordonale è una buona fonte alternativa di cellule staminali ematopoietiche per i pazienti che necessitano di trapianto allogenico in assenza di midollo osseo compatibile. La ricerca clinica sta espandendo l’utilizzo di tali cellule per pazienti adulti e bambini con malattie ematologiche.

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12/08/2008 Le staminali autologhe riparano le fratture.

Un uomo di 36 anni in Australia, che aveva subito in un incidente di moto una grave frattura composta a una gamba che non si risaldava, puo' camminare di nuovo senza stampelle o bastone, grazie all'impianto di cellule staminali estratte dal midollo osseo del suo stesso bacino. E' uno dei successi di una sperimentazione su 10 pazienti con fratture di ossa lunghe, condotta da chirurghi ortopedici del Royal Melbourne Hospital.
Un anno dopo l'incidente, avvenuto l'ultimo dell'anno 2005, Anthony Giancola non poteva ancora camminare liberamente. Ma due settimane dopo l'impianto delle staminali, la frattura ha cominciato a migliorare, e ora puo' camminare senza sostegno e senza dolore. In 8 dei 10 pazienti si e' ottenuta la completa unione delle fratture, compresa la frattura di un uomo, che non si era saldata correttamente quattro anni dopo l'incidente che l'aveva provocata. Il chirurgo ortopedico Richard de Steiger, che coordina la sperimentazione tuttora in corso, si e' dichiarato sorpreso del successo che, ha detto, consentira' a molti che altrimenti dovrebbero subire un impianto di protesi ortopedica, di ricevere invece l'impianto di cellule staminali, riducendo notevolmente le liste di attesa per gli interventi di chirurgia elettiva. L'autoimpianto di staminali potra' anche essere di aiuto a pazienti nelle prime fasi dell'artrite, ha aggiunto.

 

Reprod Biomed Online. 2008 Jun;16(6):898-905.

Placental mesenchymal and cord blood stem cell therapy for dilated cardiomyopathy.

Ichim TE, Solano F, Brenes R, Glenn E, Chang J, Chan K, Riordan NH.
Medistem Laboratories Inc., 2027 E Cedar Street Suite 102 Tempe, AZ 85281, USA.


Regenerative treatment of dilated, non-ischaemic cardiomyopathy represents a significant unmet clinical need. Intracoronary administration of autologous bone marrow stem cells has demonstrated positive results in treatment of post-infarct and chronic ischaemic patients. Limitations of this procedure include: invasiveness of bone marrow extraction and cardiac catheterization, and dependence on stem cell populations that are aged and possibly senescent. Here, the use of intravenously administered allogeneic placental matrix derived mesenchymal stem cells for treatment of dilated cardiomyopathy is discussed. Safety of this cell population has already been established in completed Phase I and II trials; however, to date, clinical implementation for dilated cardiomyopathy has not been reported. Preclinical studies have demonstrated that mesenchymal stem cells: (i) inhibit myocardial inflammation; (ii) inhibit cardiomyocyte apoptosis; (iii) stimulate angiogenesis; and (iv) display therapeutic activity in models of dilated cardiomyopathy. Clinical studies have demonstrated the ability of mesenchymal stem cells to inhibit post-infarct remodelling, as well as potently block inflammatory processes in graft versus host and Crohn disease. Presented here is case report of a patient with dilated cardiomyopathy treated with intravenous allogeneic mesenchymal stem cells and expanded umbilical cord blood CD34 cells who underwent a profound clinical improvement

Infusione intravenosa di mesench placentari allogeniche per il trattamento della cardiom dilatativa. Porta miglioramento nell’apoptosi dei cardiomiociti dell’infiammazione del miocardio stimolano angiog e mostrano attività terapeutica. Case report.

 

Curr Protoc Stem Cell Biol. 2007 Jun;Chapter 1:Unit 1E.1.

Isolation of human placenta-derived multipotent cells and in vitro differentiation into hepatocyte-like cells.

Huang HI.
Cathay General Hospital, Taipei, Taiwan.


Several types of progenitor cells can be isolated from various human adult tissues such as bone marrow, adipose tissues, and umbilical cord. Placental tissue collected after labor and delivery can provide a valuable source for adult stem cells. These progenitor cells, termed placenta-derived multipotent cells (PDMCs), are fibroblast-like cells which can attach on the bottom of culture vessels. PDMCs are capable of differentiating into various cells such as adipocytes, osteoblasts, chondrocytes, and neurons. Recently, we showed that PDMCs also possess the ability to differentiate into hepatocyte-like cells. This unit describes the protocols for isolation of PDMCs from human term placental tissue and for setting up in vitro differentiation of PDMCs toward hepatocyte-like cells. These cells not only express the characteristics of human liver cells, but also demonstrate several functions of typical hepatocytes. Copyright 2007 by John Wiley & Sons, Inc


Capacità delle stam della placenta di dar vita a epatociti. Viene descritto il protocollo di isolamento delle mesenchimali dalla placenta.

 

Reprod Biomed Online. 2008 Jun

Terapia con cellule staminali mesenchimali derivate dalla placenta e dal sangue cordonale per la cardiomiopatia dilatativa.

Ichim TE, Solano F, Brenes R, Glenn E, Chang J, Chan K, Riordan NH.

Viene qui presentato il caso di un paziente con cardiomiopatia dilatativa trattato con una somministrazione intravenosa allogenica di staminali mesenchimali e CD34 espanse del cordone ombelicale. E' stato dimostrato che le cellule mesenchimali bloccano il processo di graft versus host desease.

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Clin Immunol. 2008 Jun

Trapianto di staminali cordonali: basi, biologia e approccio clinico alla ricostruzione del sistema immunitario

Brown JA, Boussiotis VA.

Questa review presenta un sommario della storia clinica sui trapianti di staminali cordonali e sottolinea i vantaggi e gli svantaggi di tale approccio nella cura dei problemi ematologici. Vengono inoltre presentate le novità sui meccanismi molecolari e cellulari che potrebbero essere sfruttate per i trapianti.

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Bone Marrow Transplant. 2008 Mar

Trapianto di staminali cordonali nella leucemia mieloide acuta dell’adulto.

Brown JA, Boussiotis VA.

Le cellule staminali del cordone vengono utilizzate in maniera sempre crescente sostituendo le cellule staminali ematopoietiche ricavate da altre fonti. Le staminali cordonali rappresentano una buona risorsa per il futuro trattamento della leucemia mieloide acuta, forma più frequente nell’adulto.

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29/02/2008 Spagna. Nuovi organi utilizzando cellule staminali autologhe

Alcuni ricercatori stanno tentando di produrre organi a partire da cellule staminali del paziente. E' una ricerca dalle importanti implicazioni mediche: basti pensare alla difficolta' di reperire donatori o al rischio di infezioni.

Riprodurre organi come il fegato, o ricostruire tessuti come la pelle, partendo dalle cellule staminali di una persona, e' uno degli obiettivi che la Fundacion para la Investigacion Biosanitaria de Andalucia Oriental (Fibao) sta perseguendo, ha spiegato uno dei suoi ricercatori, Miguel Alaminos. Il tessuto biologico viene elaborato sulla base di cellule estratte dallo stesso paziente, cosi' da conservarne l'identita' istologica. Ha spiegato che le sperimentazioni hanno gia' superato la fase di laboratorio e di controllo della qualita', e che attualmente si stanno facendo le prove sui topi: i primi impianti "hanno dato risultati molto positivi". Alaminos prevede che il passaggio all'uomo non sia lontano e non esclude che in un futuro abbastanza ravvicinato si possano costruire organi come cuore e reni. "Non esistono limiti etici ne' legali giacche' le cellule staminali non derivano da embrioni bensi' da adulti; i limiti verranno al momento di costruire organi completi di pazienti maggiorenni o malati". Alaminos ne ha parlato in occasione delle "Giornate sulla ricerca con le cellule staminali: applicazione alle malattie prevalenti", organizzate da Fibao e Parque de las Ciencias de Granada per discutere dell'utilizzo di queste cellule nelle malattie del sistema nervoso, degenerative e degli occhi.

Per il direttore del Centro de Investigacion Principe Felipe (CIPF), Ruben Moreno, gli investimenti per la ricerca sono un aspetto cruciale, poiche' decidono del futuro economico di un Paese. Ha detto d'essere favorevole a che si finanzino gruppi d'"eccellenza scientifica" anziche' distribuire soldi a pioggia, e ha citato gli Stati Uniti, dove la scommessa economica sulla ricerca e' stata una "misura eroica" e un obiettivo prioritario di tutti i suoi presidenti.

 

Exp Hematol. 2008 Feb;

Congelamento delle staminali ematopoietiche per il trapianto allogenico: validazione in vivo e in vitro della fase I/II del protocollo clinico in condizioni GMP.

Gunetti M, Ferrero I, Rustichelli D, Berger M, Gammaitoni L, Timeus F, Piacibello W, Aglietta M, Fagioli F.

Viene qui descritta la validazione della fase I/II del protocollo  per l’espansione delle cellule delle unità di sangue cordonale scongelate in accordo con le linee guida dei prodotti per terapia cellulare. Questo protocollo troverà applicazione sia per l’utilizzo allogenico che per quello autologo

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12/12/2007 Cellule staminali autologhe costringono l’organismo a produrre correttamente la distrofina.

Nuove, concrete speranze da una ricerca pubblicata su “Cell Stem Cell” Cellule staminali autologhe, opportunamente trattate, ‘costringono’ l’organismo a produrre correttamente la distrofina, la cui assenza è causa della Distrofia di Duchènne.

L’importante contributo viene dalla ricerca condotta dall'Unità di Neurologia della Fondazione IRCCS Policlinico Mangiagalli e Regina Elena di Milano e Centro Dino Ferrari dell’Università degli Studi di Milano, diretti dal professor Nereo Bresolin, in collaborazione con Centri di ricerca internazionali. Lo scorso anno, la stessa équipe aveva dimostrato che il trapianto autologo di cellule staminali per curare la distrofia di Duchènne si può fare in sicurezza, sapendo che non crea problemi all'organismo dei giovani pazienti ma, anzi, che può determinare un ambiente favorevole alla rigenerazione muscolare
Milano, 12 Dicembre 2007 - La Distrofia muscolare di Duchènne è una malattia genetica caratterizzata da una degenerazione progressiva della muscolatura scheletrica e cardiaca che porta alla morte, prevalentemente durante l’adolescenza, dei soggetti affetti. Il difetto genetico, alla base di questa terribile malattia, impedisce la corretta produzione di una proteina denominata distrofina, che svolge un ruolo fondamentale nel mantenere integra e funzionante la struttura muscolare. Nonostante i numerosi approcci terapeutici intrapresi nel corso degli anni, la distrofia muscolare di Duchenne è rimasta, fino ad oggi, una patologia priva di cure efficaci e risolutive.
In questi anni – sostiene il dott. Yvan Torrente, dell'Unità di Neurologia della Fondazione IRCCS Policlinico-Mangiagalli – Centro Dino Ferrari dell’Università di Milano - abbiamo focalizzato l’attenzione sulle potenzialità rigenerative di una popolazione di cellule staminali presenti nel sangue e nei muscoli umani, dimostrando le capacità di rigenerazione muscolare di queste particolari cellule staminali umane adulte, in modelli animali di distrofia muscolare. Abbiamo cercato di ricreare una corretta lettura del gene della distrofina nelle cellule staminali isolate di pazienti distrofici mediante una metodica denominata “exon-skipping”. Questa metodica, che può essere applicata al 65% dei pazienti affetti da distrofia muscolare di Duchènne, è in grado di “mascherare” in modo specifico le zone di DNA colpite dal difetto genico alla base della malattia: in tal modo, i ribosomi, ‘controller’ preposti alla lettura genica, permettono di attivare il processo di sintesi della distrofina. In pratica, la macchina di lettura dell’informazione genica è ‘forzata’ a eseguire una ‘lettura alternativa’ che salta (skip) la porzione di gene mutato, permettendo la produzione della proteina distrofina funzionale. L’approccio dell’exon-skipping è stato sviluppato da diversi gruppi di ricerca internazionali e in particolare dal gruppo di Luis Garcia del Genethon di Parigi con il quale collaboriamo”.
Tale approccio è stato messo a punto con successo dal gruppo di studio di Milano nelle cellule staminali di pazienti distrofici. Successivamente, le cellule staminali distrofiche ingegnerizzate per la produzione della distrofina sono state iniettate nella circolazione arteriosa di topi affetti da Distrofia, si sono diffuse e hanno attivato la sintesi di distrofina funzionale in una vasta area muscolare, con un importante recupero di forza.
L’utilizzo dell’exon skipping come fattore correttivo del DNA della distrofina porterebbe alla correzione genica di cellule staminali umane malate che, una volta reintrodotte nell’organismo donatore, possono sopravvivere ed essere funzionali partecipando attivamente alla rigenerazione del tessuto muscolare distrofico. Questi dati devono considerarsi una importante tappa nella lotta contro la malattia e richiedono, quindi, ulteriori conferme, ma rappresentano, fin d’ora, un notevole punto di partenza per sperimentazioni cliniche volte a curare la Distrofia di Duchènne.

 

Biol Blood Marrow Transplant. 2007 Dec;13(12):1477-86

Cellule mesenchimali del cordone: un aiuto per i trapianti di cellule in uomo

Friedman R, Betancur M, Boissel L, Tuncer H, Cetrulo C, Klingemann H.

Tufts-New England Medical Center, Molecular Oncology Research Institute, Boston, Massachusetts 02111, USA.

La gelatina di Wharton è fonte di cellule staminali mesenchimali. Tali cellule sono in grado di produrre in coltura un gran numero di citochine e fattori di crescita. Per questo motivo esse sono in grado di indurre la formazione di colonie di cellule staminali ematopoietiche se co-coltivate con esse. Considerando quindi tale capacità le cellule staminali mesenchimali della gelatina di Wharton esse potrebbero avere un ottima applicabilità nelle terapie cellulari umane.

 

Curr Protoc Stem Cell Biol. 2008 Jun;Chapter 1:Unit 1C.6.

Isolation of human placental fibroblasts.

Ilic D, Kapidzic M, Genbacev O.
StemLifeLine, San Carlos, California, USA.


The first human embryonic stem cell lines (hESCs) were derived using mouse embryonic fibroblasts as feeder cells. In attempts to replace mouse embryonic fibroblasts with feeders of human origin, irradiated human placental fibroblasts were successfully used as feeder cells for the derivation and propagation of hESCs. Here we describe a protocol for the isolation and expansion of fibroblasts from placental villous stroma. We include a description of placental architecture to provide the background for a stepwise tissue digestion that leads to the isolation of villous stroma. Villous stroma from the first trimester tissue is different from term placenta and contains mesenchymal, fibroblast-like cells, only a few blood vessels, and a network of matrix fibers. The fibroblasts isolated from a single placenta of 6- to 8-weeks gestation proliferate rapidly and retain the ability to support hESC growth between passage doubling (PD) 8 and PD 12.


Protocollo di isolamento di cellule fibroblastoidi dalla placenta. Utilizzo di placente a diversi periodi di gestazione.

 

02/06/2007 A Roma prima ricostruzione della muscosa vaginale a partire da staminali autologhe.

A Roma, al Policlinico Umberto I ? stata effettuata la prima ricostruzione al mondo di muscosa vaginale autologa di due donne nate con una rara malformazione congenita, chiamata agenesia vaginale (o sindrome di Mayer-von Rokitansky-Kuster Hauser). La Dottoressa Cinzia Marchese, professoressa di patologia e biotecnologia del Dipartimento di Medicina Sperimentale, ha usato le loro cellule staminali per ricostruire in laboratorio il loro tessuto vaginale. In seguito il tessuto ? stato trapiantato, l’anno scorso, su una donna di 28 anni che ora sta bene e conduce una vita normale (”si ? sposata e ha una vita normale”, ha spiegato Marchese) mentre la seconda operazione ? stata effettuata ieri su una ragazza di 17 anni. Il primo intervento di ricostruzione ? stato condotto a maggio 2006 dall’equipe del professor Pierluigi Benedetti Panici, Direttore del DAI di Ginecologia e Ostetricia. E se n’? data notizia solo ora in occasione del secondo intervento di questo tipo. ”In entrambe le pazienti - hanno detto gli esperti - l’attecchimento del tessuto ? stato del 99%”.
Gi? a un mese dall’intervento la prima paziente trapiantata aveva una mucosa e un canale vaginale normale. Buono anche il decorso del secondo intervento, eseguito ieri. La ragazza potrebbe essere dimessa gi? domani e il tessuto ricreato in vitro sembra essere accettato dall’organismo della paziente.
La sindrome di Mayer-Von Rokitansky-Kuster-Hauser colpisce una neonata ogni 4.000-5.000 ed ? inquadrata tra le patologie che comprendono un anomalo sviluppo degli organi degli apparati riproduttivi/genitali. Chi nasce con questa sindrome, indipendentemente dal genotipo (XX o XY), sviluppano genitali esterni femminili e sono caratterizzati da ipoplasia o da assenza (agenesia) della vagina. Pi? frequenti sono i casi in cui si osserva un cariotipo normale (46, XX), sebbene sia alta la frequenza di mosaicismi. Le pazienti hanno fenotipo femminile: seno, apparato pilifero pubico, utero, ovaie ma soffrono di amenorrea primaria e non possono avere rapporti sessuali o partorire. “Spesso la sindrome viene diagnosticata quando le ragazze provano ad avere i primi rapporti sessuali - spiega Marchese - ma poich? spesso, vista la giovane et?, sono imbarazzate per parlarne con i genitori e continuano a vivere senza una normale vita sessuale”.
Finora i chirurghi correggevano la condizione ricostruendo il canale vaginale con un innesto di pelle o del tessuto intestinale, ma la tecnica era altamente invasiva, lunga e molto dolorosa. Ora, spiega Marchese, procediamo facendo una piccola biopsia di 0,5 cm dal posto dove dovrebbe esserci la vagina, poi si utilizza un enzima per spezzare il tessuto e poi per permettere alle staminali di generare da s? nuova mucosa. Dopo circa 15 giorni il tessuto coltivato ? sufficientemente solido per poter essere trapiantato nelle pazienti. La dottoressa Marchese ha studiato l’uso delle cellule staminali per costruire strati di pelle in vitro da innestare ai pazienti ustionati alla Harvard Medical School con Howard Green, il pioniere di questa tecnica.
Al ritorno in Italia ha modificato la tecnica appresa per ricostruire il tessuto della muscosa vaginale. Secondo la dottoressa questa tecnica potrebbe diventare utile anche per le donne con tumore e altri problemi vaginali. Inoltre questa tecnica di base apre anche alla ricostruzione di altri tipi di mucosa come quella della bocca o quella intestinale e alla cornea e alla congiuntiva.
Il direttore generale del Policlinico, Ubaldo Montaguti, ha dichiarato che i due interventi sono l’espressione della cultura dell’eccellenza dell’ospedale e della grande collaborazione fra la ricerca di base e quella applicata. “E’ la testimonianza di come, lavorando insieme, si ottengono grandi risultati”. Anche per Luigi Frati, preside della facolt? di Medicina, questo “? uno dei tanti esempi in cui la ricerca di base viene trasferita al mondo della clinica con passaggi molto rapidi. Questa ? una caratteristica del Policlinico, un ospedale in grado di stare sulla cresta dell’onda dell’innovazione e di trasferire le conoscenze alla clinica con costi modesti”. Il primo risultato di un anno da ? ora in corso di pubblicazione sulla rivista internazionale “Human Reproduction”.

 

Methods Mol Biol. 2007;368:237-59. 

Angiopoietin-like 5 e IGFBP2 stimolano l’espansione ex vivo delle cellule staminali ematopoietiche di cordone come dimostrato dal trapianto NOD/SCID

Zhang CC, Kaba M, Iizuka S, Huynh H, Lodish HF.

Whitehead Institute for Biomedical Research, Cambridge, MA.

Il principale problema nell’utilizzo clinico delle cellule staminali ematopoietiche riguarda il loro scarso numero e la difficoltà di espandere tali cellule ex vivo. In questo lavoro è stato messo a punto un terreno di coltura contenente un ormone (angiopoietin like 5) e IGFBP2 che porta ad espandere le cellule staminali ematopoietiche di circa 20 volte; in tal modo si riesce ad ottenere un numero di cellule adatto all’utilizzo clinico in caso di trapianto.  

 

24/01/2007 Il trapianto di staminali autologhe contro distrofia di Duchenne è sicuro.
Lo studio italiano condotto su 8 bambini ha dato risultati incoraggianti per sviluppare terapie in tal senso.

Dalla Fondazione Policlinico di Milano arriva una nuova speranza per la cura della distrofia muscolare di Duchenne. Questa grave malattia neurologica colpisce un bambino su 3.500 maschi e solo in Italia si contano 2-3 mila pazienti. I bambini malati sono condannati alla sedia a rotelle prima di compiere 10 anni e l'aspettativa di vita è mediamente inferiore a 30 anni.
Lo studio è stato avviato due anni fa su 8 bambini malati, fra i 5 e gli 8 anni di età ed è stato possibile grazie alla collaborazione tra Fondazione Policlinico, Università Statale-Centro Dino Ferrari, Irccs San Raffaele di Milano, Irccs E. Medea di Bosisio Parini (Lecco), Università degli Studi di Pavia e Cnrs (Centre national de la recherche scientifique) di Parigi. I costi elevati (240 mila euro) sono stati coperti con fondi del Ministero della Salute, dell'Associazione Amici del Centro Dino Ferrari e dell'Associazione francese per la lotta alle malattie muscolari.
I risultati della ricerca in fase clinica I sono stati presentati, in un incontro con la stampa, dal coordinatore del trial Nereo Bresolin, responsabile dell'unità di Neurologia dell'Irccs di via Sforza e direttore scientifico del Centro Dino Ferrari, e da Yvan Torrente, ricercatore del'Università degli Studi di Milano.
Lo studio si basa sul trapianto di cellule staminali autologhe, prelevate dalla gamba del paziente, moltiplicate in laboratorio e reiniettate nella mano.
In due pazienti trattati con tale procedura, si è osservato un ambiente favorevole alla rigenerazione dei muscoli e allo sviluppo di nuovi vasi - spiegano sottolineando però che non è stata trovata una cura per la distrofia di Duchenne ma che i dati ottenuti dalla ricerca sono fondamentali per continuare le ricerche in tal senso.
Il lavoro condotto dimostra che il trapianto autologo di staminali di derivazione muscolare in bambini è sicuro e quindi rappresenta il primo passo indispensabile per la realizzazione di futuri studi clinici con cellule ingegnerizzate in modo da correggere il difetto genetico che causa la patologia.

Aggiungono che la strada imboccata è percorribile ma i costi sono elevatissimi per cui è fondamentale che si uniscano le competenze di più gruppi per verificarne la fattibilità e attirare in questo modo investimenti. Proprio per questo, entro febbraio, sarà costituito un Consorzio internazionale per lo studio dell'utilizzo delle staminali nella terapia della distrofia muscolare di Duchenne.
Ai piccoli pazienti è stata fatta una biopsia a livello del muscolo tibiale anteriore - prosegue Bresolin - e dal materiale prelevato sono state isolate cellule staminali naturalmente predisposte a differenziarsi in tessuto muscolare. Queste sono state poi moltiplicate in laboratorio nella cell factory della Fondazione Policlinico, diretta da Paolo Rebulla, e dopo una decina di giorni sono state reiniettate nei pazienti a livello del muscolo adduttore del mignolo della mano. In questo modo le cellule sono prelevate e rientrano nello stesso paziente eliminando così il problema del rigetto.
Per ogni paziente sono state utilizzate circa 20mila cellule staminali autologhe non geneticamente modificate - precisa il neurologo - e perciò prive di distrofina, la proteina mancante ai malati di Duchenne.
Dopo aver concluso l'impianto, sono stati monitorati i bambini ogni due mesi per valutare la forza del muscolo trattato con test neurofisiologici e risonanza magnetica, quindi è stata fatta una biopsia muscolare al dito per evidenziare eventuali danni (ascessi, infiammazioni, formazioni pretumorali o aumento del collagene con peggioramento della malattia) o miglioramenti. Bresolin evidenzia che tutti i test hanno confermato, per tutti i pazienti, la sicurezza del trapianto autologo. E in due casi addirittura i dati facevano intravedere un possibile potenziale terapeutico delle stesse cellule staminali autologhe.
I ricercatori del Policlinico, nonostante il successo ottenuto, ribadiscono la necessità di un'assoluta prudenza, affinchè non si creino nei malati e nei loro familiari aspettative che potrebbero essere deluse. Lo scopo primario dello studio era di testare la sicurezza, non l'efficacia, tanto che l'impianto di staminali è stato fatto in un muscolo piccolo per evitare che eventuali danni avessero conseguenze gravi. L'obbiettivo è stato centrato infatti è la prima volta che si ottiene un risultato simile per una patologia cronica come la distrofia muscolare di Duchenne - puntualizza Bresolin.
Per quanto riguarda la possibilità futura di sviluppare cure, nei modelli animali sono stati osservati buoni risultati con altri protocolli ma ora è necessario superare gli ostacoli che sono per lo più finanziari. Durante lo studio sono state usate solo 20mila cellule per paziente e la spesa è stata di 30 mila euro per ognuno. Per trattare tutto l'organismo sarebbero necessarie 2 miliardi di cellule e quindi i costi salirebbero esponenzialmente. Inoltre, come per lo sviluppo di nuovi farmaci, servono requisiti specifici e costi elevatissimi.
E' da considerare anche che negli studi futuri si utilizzerebbero cellule ingegnerizzate e le spese aumenterebbero ancora.
Attualmente si sta studiando per riuscire a bypassare il difetto genetico tramite un "ponte" che permetterebbe all'organismo malato di produrre una micro-distrofina con cui tamponare il deficit di distrofina vera e propria.
Quindi è necessario per prima cosa capire se è possibile utilizzare cellule staminali nella terapia della distrofia di Duchenne e da questa necessità è nata l'idea di un Consorzio internazionale che operi in questo senso, anche per stabilire linee guida standardizzate che permettano ai diversi gruppi di ricerca valutazioni comparabili, dice Torrente. Al progetto - conclude Bresolin - hanno già aderito Francia e Canada, e si attende l'adesione dell'Inghilterra e della Grecia. L'Italia partecipa al progetto con il Policlinico e con l'Università di Milano, dove esiste centro concentrato sulla promessa cellule staminali.

Pediatrics Vol.119 No.1 Jannuary 2007

Primo report di un trapianto di cordone autologo nel trattamento della  leucemia infantile 

Ammar Hayani, Eberhard Lampeter, David Viswanatha, David Morgan, Sharad N.Salvi

Viene qui presentato il caso di una bambina di 3 anni affetta da leucemia linfoblastica acuta che ha manifestato una ricaduta a carico del  sistema nervoso centrale durante la somministrazione di chemioterapia 10 mesi dopo la diagnosi. La bambina è stata sottoposta prima a chemioterapia sistemica e intratecale e poi a chemioterapia mieloablativa e radioterapia; quest’ultima è stata seguita dall’infusione delle staminali del suo stesso cordone ombelicale che era stato conservato dai genitori alla nascita. La bambina ora sta bene ed è in completa remissione 20 mesi dopo il trapianto del cordone. In questo articolo si discute la sicurezza e la facilità di questa procedura.

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Le informazioni medico-scientifiche contenute nel presente sito sono a cura della dott.ssa Marta Lacovich, biologa cellulare (clicca qui per visualizzare il curriculum).

L'informazione presente nel sito serve a migliorare, e non a sostituire, il rapporto medico-paziente.

Ultimo aggiornamento: 02/03/2010